O discurso divino

I piu” famosi partiti dei sciiti…

Secondo gli sciiti duodecimani, i primi dodici Imām – investiti in tale ruolo da Dio stesso, dal Profeta o dall’Imam precedente – sono stati rappresentanti infallibili di Dio stesso su questa terra e custodi della Rivelazione. L’infallibilità è dovuta al fatto che l’Imam trae la sua autorità da Dio, così da non poter impartire insegnamenti minati dal dubbio dell’errore. Dopo l’occultazione del 12º Imam, gli uomini sono liberi in rapporto al potere temporale mentre l’insegnamento fluisce sempre dall’Imam per il tramite dei religiosi di più elevata dottrina e qualità morali, ineffabilmente ispirati da lui. Nello sciismo la prassi religiosa non è fissata ab eterno in tutti i suoi particolari e pertanto l’interpretazione (ijtihād) resta aperta e problemi nuovi possono essere risolti con nuove soluzioni. Alla fine dei tempi l’Imam nascosto si manifesterà ripristinando l’autorità legittima e la giustizia fra gli uomini.

 

Diverse concezioni dell’Islam sciita concernenti la figura dell’Imam appaiono alla maggioranza sunnita nettamente eterodosse e, fino a tempi non lontani, furono aspramente condannate e ferocemente combattute come eretiche. Vediamone alcune. Sin dalle origini si ebbe un acceso dibattito sulla natura della persona dell’Imam. In ambienti estremisti, kaysaniti e ismailiti, si sostenne la dottrina della divinità dell’Imam concepito come una sorta di “volto di Dio” (wajh Allah), ovvero il volto che Dio mostra al creato, dottrina che si perpetua nell’ismailismo odierno. Tale dottrina è in parte mitigata nello Sciismo imamita o duodecimano, maggioritario nell’Iran e Iraq attuali, in cui si tende piuttosto ad accreditare una concezione che si basa sul principio – cui probabilmente non è estranea una lontana eco cristologica – della “doppia natura” dell’Imam: uomo che conterrebbe una particola di Luce divina. L’Imam – secondo una suggestiva metafisica o teologia della luce, sarebbe una “irradiazione” (tajalli) della stessa Luce divina. Gli zayditi, che si continuano nell’attuale Sciismo dello Yemen, hanno invece sempre negato aspetti divini nella figura dell’Imam, riconoscendogli soltanto l’infallibilità (è sempre guidato da Dio) e l’impeccabilità. La dimensione divina dell’imam è anche alla base dell’idea che l’imam “sorregga il mondo”, ovvero – come si sosteneva in certi ambienti- senza di lui il mondo crollerebbe; consequenziale è anche la tendenza a considerare il magistero dell’Imam – in quanto “manifestazione” (mazhar) di Dio sulla Terra – superiore a quello dello stesso Profeta, semplice uomo. Infine l’Imam gioca un importante ruolo escatologico. Sin dalle prima riflessione elaborata in ambienti ismailiti e poi ripresa in parte anche nello sciismo imamita, si afferma l’idea che alla fine del mondo l’ultimo Imam della serie – considerato mai realmente morto – tornerà per instaurare nella veste di Mahdi un regno di giustizia che ripari ai torti subiti dalla comunità sciita, idea che denuncia matrici ebraico-cristiane .

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